L’Espresso: Quali Paesi cresceranno di più in futuro? Una ricerca italiana rivoluziona le previsioni

Cristina Da Rold
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Forse è il caso di cominciare seriamente a ripensare allo scenario economico globale andando oltre i concetti di BRICS e di Tigri Asiatiche, e di smettere di guardare al futuro di un paese solo in termini di prodotto interno lordo.

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Le nazioni che continueranno a crescere nel prossimo decennio sono quelle che negli ultimi anni hanno cominciato a diventare sempre più competitive sul mercato mondiale, ma che ancora non hanno incassato i proventi dei loro investimenti a lungo termine. I paesi che hanno investito molto ma che devono ancora vedere i propri sforzi tradotti in termini di pil.

Continueranno a crescere Cina e India, che nel 2022 raggiungeranno un pil totale di circa 26 trilioni di dollari, ma anche alcuni paesi dell’Africa subsahariana come Senegal, Kenya e Uganda. Al contrario, un paese come il Sudafrica, la quinta stella dei famosi BRICS, pare potrebbe incappare nella cosiddetta “Middle Income trap”, la teoria economica secondo cui un paese che ha raggiunto un certo reddito medio e che ha perso il proprio vantaggio competitivo nel esportazione di manufatti, non sarà in grado di tenere il passo con le economie più sviluppate.

A dipingere questa tela non è però l’economia, ma la fisica. Si tratta infatti dei risultati di uno studio pubblicato sulla celebre rivista scientifica Plos One(link1) da parte di un team di ricercatori dell’Istituto dei sistemi complessi (ISC) del Cnr e dell’Università La Sapienza di Roma. Un articolo riportato nientemeno che su Nature.
Questa ricerca rivoluziona molte delle previsioni circa quali saranno le economie che cresceranno di più nel prossimo decennio, poiché osserva lo scenario da un’altra prospettiva, scegliendo come parametro di riferimento non più (solo) il pil, ma anche la fitness di una nazione, cioè la sua competitività sul mercato mondiale a partire dall’analisi dei prodotti che esporta, e la complessità di queste merci, cioè quanto sono high-tech. Uno studio che mette in discussione i fondamenti per esempio della scuola classica di David Ricardo, che sosteneva che la crescita sarebbe andata di pari passo con la specializzazione. A crescere invece, pare saranno i paesi che si dimostreranno più competitivi e più variegati nell’export e che produrranno prodotti complessi […]

Read more: Cristina Da Rold, L’Espresso, 8 aprile 2015

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